Tuber brumale
Il tartufo invernale risulta presente lungo le colline ed i monti dell'Appennino lucano dal Monte Paratiello fino al Parco Nazionale del Pollino. I territori comunali nei quali viene raccolto sono i seguenti: Acerenza, Brienza, Castelmezzano, Chiaromonte, Filiano, Maratea, Marsicovetere, Moliterno, Muro Lucano, Rionero in Vulture, Roccanova, Rotonda, Ruoti, Sant'Arcangelo, San Chirico Raparo, Sasso di Castalda, Spinoso, Tito e Tolve.
Cresce, in simbiosi con querce, faggio, cerro, carpino, nocciolo e tiglio, in terreni con scheletro, ben drenati ed adatti anche allo sviluppo di altri tartufi ed in particolare del nero pregiato.
I carpofori di T. brumale possiedono buone caratteristiche organolettiche e sono facilmente conservabili. Tali qualità conferiscono un buon valore commerciale ai suoi carpofori.
La sua varietà o forma moschatum viene frequentemente rinvenuta e facilmente riconosciuta per il suo caratteristico odore muschiato ed il colore più chiaro della gleba.
La sua presenza è stata accertata nei territori di Brienza, Muro Lucano, Marsicovetere e Chiaromonte e, forse, anche a Teana e Francavilla sul Sinni.

Tuber macrosporum
Durante le ricerche effettuate nell'ultimo decennio in Basilicata, ne sono stati trovati solo pochi carpofori nei boschi dei Comuni di Abriola, Brienza, Marsicovetere, Muro Lucano, Sasso di Castalda, Terranova di Pollino e Viggiano.
I suoi ascocarpi maturano tra la fine dell'estate e l'autunno in simbiosi con querce, pioppo, salici e nocciolo.
Consideratane la rarità, non esiste un suo mercato, sebbene possieda interessanti caratteristiche organolettiche. E', comunque, un tartufo destinato ad essere valorizzato nel prossimo futuro per l'ottimo aroma e la grande digeribilità.

Tuber magnatum
Le informazioni relative alle località ove questo pregiatissimo tartufo alligna sono risultate difficili da acquisire, poichè i tartufai custodiscono molto gelosamente le proprie conoscenze in merito e sono restii a diffonderle.
Si è accertato, comunque, che la quantità che viene prodotta naturalmente è tale da creare una specializzazione tra i tartufai lucani, alcuni dei quali si dedicano esclusivamente alla sua cerca.
Le cave di tartufo bianco pregiato coincidono essenzialmente con i terreni sabbiosi e calcarei ubicati lungo le rive dei fiumi e dei canali tra il fiume Agri ed il fiume Sinni nei territori comunali di Armento, Brienza, Calvera, Carbone, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Castonuovo di Sant'Andrea, Chiaromonte, Colobraro, Corleto Perticara, Fardella, Francavilla in Sinni, Gallicchio, Grassano, Grumento Nova, Guardia Perticara, Montemurro, Muro Lucano, Rionero in Vulture, Roccanova, Sant'Arcangelo, San Chirico Raparo, San Giorgio Lucano, San Martino d'Agri, San Severino Lucano, Senise, Spinoso, Teana, Tursi e Val Sinni.
La presenza di altre stazioni di tartufo bianco pregiato è stata riportata anche nei territori di Brienza, Corleto Pericara, Grassano, Muro Lucano e Rionero in Vulture.
Studi effettuati su numerose tartufaie dell' Italia settentrionale e centrale e indagini condotte nell'ultimo triennio in una stazione di T. magnatum esistente in Basilicata in agro di Chiaromonte nei pressi del fiume Sinni (Cerone et al., 2002a) indicano che le sue tartufaie naturali occupano, in genere, terreni freschi ed umidi tutto l'anno, perché ubicati in corrispondenza di fondovalli, fossati, margini di fiumi e torrenti ad altitudini comprese tra 200 e 1.000 m s.l.m. I terreni vocati alla sua produzione naturale hanno tessitura franca, franco-sabbiosa e franco-limosa, sono soffici, ben drenati e presentano una buona porosità; spesso sono suoli di origine alluvionale, molto dinamici, con pH alcalino o sub-alcalino, valori medi di calcare totale del 15-25 %, scarsa dotazione di fosforo e buona dotazione di calcio e potassio. Si tratta di terreni marnosi, calcareo-marnosi e marnoso-argillosi derivanti da arenarie dell'era Terziaria o Quaternaria.
La riduzione dei suoi habitat e le precipitazioni sempre più scarse ne minacciano seriamente la sopravvivenza non solo nella regione, ma anche nelle altre zone tartuficole italiane.
Il T. magnatum rappresenta, senza alcun dubbio, la risorsa tartuficola di maggiore valore economico per la Basilicata. E' noto, infatti, che alcuni anni fa ha spuntato in Italia il prezzo di circa 6.000 euro/Kg (Paolini, 1999) e nel 2001, anno particolarmente siccitoso, ne è stato venduto all'asta ad Alba un carpoforo di 323 g per ben 2.200 euro!

Tuber melanosporum
Risulta rarissimo in Basilicata. Lo sviluppo dei suoi carpofori sembra limitato non tanto dalle condizioni pedologiche quanto da quelle climatiche e principalmente dalle scarse precipitazioni, che caratterizzano spesso il periodo estivo nella regione.
La sua presenza è stata segnalata su terreni brecciosi e ben esposti nei territori comunali di Chiaromonte, Fardella, Maratea, Marsicovetere, Missanello, Muro Lucano e Rotonda.
I suoi carpofori maturano in invero in simbiosi con querce, nocciolo e carpini.
Gli studi condotti da altri autori su tartufaie naturali di nero pregiato dell'Italia centrale e settentrionale indicano che le stesse sono poste a quote variabili da 100 a 1.000 m s.l.m., su versanti collinari, in boschi radi ben soleggiati (esposti a Sud) e necessitano di 600/900 mm di precipitazioni medie annue.
Indici della presenza del tartufo nero pregiato sono l'assenza di vegetazione erbacea sotto le piante simbionti che determina la formazione dei cosiddetti pianelli o pasture e la presenza di piante calciofile quali l'Onobrychis viciaefolia Scop., il trifoglio bianco (Trifolium repens L.) e la lupolina (Medicago lupolina L.).
Sotto il profilo organolettico, il tartufo nero pregiato è la specie di maggior pregio tra i tartufi neri ed è secondo solo al tartufo bianco pregiato. Il suo prezzo si aggira, in genere, intorno ai 500 €/kg.Tuber mesentericum
Dopo lo scorzone estivo, è il tartufo più diffuso in Basilicata soprattutto nelle faggete esistenti lungo la catena appenninica, spesso in simpatria con il tartufo uncinato, nei territori comunali di Abriola, Balvano, Baragiano, Bella, Brienza, Calvello, Calvera, Castelgrande, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Castelmezzano, Cersosimo, Chiaromonte, Cirigliano, Colobraro, Corleto Perticara, Filiano, Forenza, Francavilla in Sinni, Grumento Nova, Lagonegro, Laurenzana, Lauria, Marsicovetere, Moliterno, Muro Lucano, Pescopagano., Picerno, Potenza, Rapone, Rionero in Vulture, Rivello, Rotonda, Ruoti, Sant'Arcangelo, San Chirico Nuovo, San Chirico Raparo, San Costantino Albanese, San Fele, San Giorgio Lucano, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Senise, Spinoso, Stigliano, Teana, Terranova di Pollino, Tito, Tolve, Tricarico, Vaglio di Basilicata, Viggianello e Viggiano.
Si rinviene facilmente anche a basse quote in simbiosi con querce, carpino e nocciolo.
È un tartufo di scarso valore economico per l'odore poco gradevole, che scompare, però, con la cottura. Pertanto, viene largamente impiegato per la produzione delle salse, miscelato a specie più pregiate.
Spunta prezzi inferiori a quelli dello scorzone estivo. E' molto apprezzato da alcuni consumatori.

   
     
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